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Dipinto di Gustave Caillebotte e conservato al Musee d'Orsay

Curiosità sul parquet tra realtà e leggenda

La storia che vi racconto oggi è ricca di curiosità  legate al parquet, questo meraviglioso metodo di pavimentazione sembra che tragga le sue origini nell’antico Egitto, quindi oltre 3000 anni fa.

La storia del parquet

All’epoca dell’antico Egitto, infatti, era abitudine degli egiziani utilizzare tavolati di legno posati sul pavimento per difendersi dagli insetti. Purtroppo di questo materiale, per ovvi motivi di degradazione naturale, non sono rimaste tracce, ma le notizie ci arrivano dai disegni ritrovati. Anche l’Antico Testamento ci parla del pavimento in legno in uso  nel regno di Salomone. Altri documenti ci riportano l’uso, nell’antica Roma, del pavimento in legno a spina di pesce.

Le prime notizie di pavimenti decorati in legno risalgono al basso Medioevo, periodo in cui si abbinavano colori e disegni geometrici diversi dando vita ad una vera e propria classe artigiana che, dalla penisola scandinava, incominciò a diffondersi nel resto d’Europa. Man mano che si diffondeva, quest’arte si raffinava sempre di più fino ad arrivare al primo vero parquet che venne realizzato da Jules Menard per Francesco I. la diffusione a pieno titolo della parola parquet avvenne a partire dal regno di Re Luigi XIV  che aveva fatto pavimentare tutte le stanze con questo metodo. Quel nome, che originariamente indicava un parco, diventava, a tutti gli effetti, sinonimo di eleganza e calore.

Il nuovo design di questo prodotto vede l’accostamento di due legni prestigiosi: rovere e ulivo. Col passare del tempo presero piede anche i parquet a doppio strato, nati per combattere i problemi derivanti da umidità e temperatura. I palazzi nobili vennero arricchiti da pavimenti di ciliegio, noce  e  faggio e, dal 1600 il parquet divenne caratteristica distintiva delle dimore nobiliari.

Sapete perché il parquet scricchiola?

Chi ha un pavimento in legno, specie se vecchio, sa cosa vuol dire sentire scricchiolare il parquet. Onestamente non lo ritengo  un rumore fastidioso, anzi lo considero parte integrante della personalità di quel determinato pavimento, ma ad alcuni potrebbe dar fastidio. Questo problema si sviluppa quando il legno, modificandosi, arriva a creare attrito tra i listelli. Un consiglio può essere, per i casi meno problematici, quello di utilizzare della polvere di talco che  riduce l’attrito tra i listelli. In realtà il gioco, forse, non vale la candela poiché, ad ogni passo, si solleva polvere e la cosa è poco simpatica. Se il problema si presenta consistente e in maniera fastidiosa, è bene rivolgersi ad un posatore che  troverà il modo di attenuare il “fastidio”. I pavimenti installati oggi giorno, grazie al metodo flottante e all’utilizzo di sottofondi isolanti, non presentano questa particolarità.

Come lavare il parquet?

Anche se i parquet di oggi sono trattati con vernici apposite, è bene ricordare che certi detersivi sono troppo aggressivi per il prezioso pavimento, quindi meglio evitarli. Stiamo parlando di un prodotto che ci regala la natura quindi, cosa c’è di meglio del trattarlo in modo naturale? Per pulire a fondo un pavimento in legno senza rovinarlo è consigliabile usare i panni in microfibra, utilizzando una soluzione a base di acqua distillata e qualche goccia di olio essenziale di limone. La cosa importante è strizzare energicamente lo straccio, in modo di non bagnare troppo il pavimento. In questo modo pulirete, sgrasserete e profumerete. È molto importante non “inzuppare” il pavimento il legno, e ricordatevi anche di nutrirlo utilizzando un prodotto a base di cera d’api.

Il parquet si trova solo nelle case?

È incredibile, ma il parquet è diventato anche sinonimo di sport. Nel basket, infatti, il terreno o campo di gioco, come viene definito negli altri sport, si trasforma in parquet, proprio grazie al materiale con cui è costruito. Chi segue il basket sa che è normale sentire una frase tipo “La squadra X ha trovato la vittoria sul parquet della città di Y”.  In genere per fare i pavimenti delle palestre si utilizzano legni ad alta elasticità che reggono bene l’usura e il passaggio. Anche altri sport prediligono le pavimentazioni di legno come, ad esempio, i velodromi e le piste da bowling. Altri luoghi che richiedono la presenza obbligatoria dei pavimenti in legno sono le piste da ballo e le scuole di danza. Si utilizza il parquet perché è molto più caldo, permette una buona presa pur evitando l’attrito. Sul legno si può “scivolare” con eleganza e leggiadria, senza rischiare di impuntarsi. Per alcuni tipi di ballo l’assito è indispensabile per la realizzazione dello stesso, basta pensare al Tip Tap. Anche la filosofia Feng Shui, l’antica arte taoista, vede nel pavimento in legno l’unica soluzione  adatta alla benessere. Il parquet in legno (massello o prefinito che sia) unisce le forze della natura alle forze vitali quindi, crea benessere nell’essere umano. In oriente amano così tanto il legno che lo utilizzano, praticamente, per qualsiasi struttura, compresa la costruzione dei templi perché è considerato un elemento quasi sacro e adatto a costruire le statue del Budda. Anche l’arte vuole la sua parte, così possiamo incontrare il parquet nei musei più prestigiosi al mondo come, ad esempio, il Louvre di Parigi o la National Gallery di Londra. Non solo musei, ma anche teatri che hanno un rapporto indissolubile con il palco in legno come Il Metropolitan di New York o la Scala di Milano.

Quanti tipi di posa esistono?

Le soluzioni sono veramente molteplici e ognuna ha la capacità di esaltare un determinato tipo di ambiente e di essenza. Le più diffuse sono:

  • Cassero irregolare o posa a correre: gli elementi, che possono essere anche di misure diverse, sono posizionati nel senso della lunghezza in modo che le giunture risultino irregolari. Si montano sia paralleli al muro che in diagonale. Il posizionamento deve tener conto della fonte di luce e della regolarità delle pareti.
  • Cassero regolare: simile al precedente con la differenza che i pezzi hanno tutti la stessa misura quindi la struttura risulta con le  giunzioni tutte lineari.
  • A spina di pesce: stile molto amato anche nell’antica Roma, si ottiene posizionando i pezzi in file parallele a 90° tra loro.
  • Spina ungherese: la posa avviene come con il metodo precedente, l’unica differenza è nei pezzi che presentano i lati corti tagliati con un’inclinazione di 45°/60° rispetto ai lati lunghi.
  • A mosaico o a quadri. Le liste vengono assembrate in modo da dare forma a dei quadrati e in lunghezza devono essere l’esatto multiplo della larghezza. Si possono posare sia diagonalmente che dritti. Non è un metodo adatto a stanze con i muri fuori squadra.

Come non amare questo meraviglioso materiale così versatile, caldo e affascinante?

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